CILENTO, DIETA MEDITERRANEA: UNO STUDIO RIVELA LA PROTEZIONE PER CUORE E CERVELLO
Un recente studio condotto dai ricercatori della USC Leonard Davis School of Gerontology di Los Angeles, sotto la guida del professore Roberto Vicinanza, ha evidenziato come la dieta mediterranea possa potenziare specifici segnali mitocondriali, offrendo una potenziale barriera preventiva contro malattie cardiovascolari e neurodegenerative, inclusa l’Alzheimer. La ricerca si basa su oltre vent’anni di studi pionieristici di Pinchas Cohen sui peptidi derivati dai mitocondri.
DIETA MEDITERRANEA E MICROPROTEINE PROTETTIVE
Le analisi scientifiche hanno suggerito che i benefici della dieta mediterranea siano strettamente collegati a minuscole proteine presenti nei mitocondri. Secondo gli scienziati americani, aderire scrupolosamente ai principi della dieta mediterranea favorirebbe l’aumento di queste microproteine, in particolare l’umanina e la Shmoose. L’umanina, identificata per la prima volta nel 2003 da Cohen, è stata associata a una migliore sensibilità all’insulina, protezione cardiovascolare, longevità e preservazione delle funzioni cognitive. La Shmoose, invece, è legata in modo specifico alla salute del cervello e una sua mutazione è correlata al rischio di Alzheimer.
Il professore Vicinanza ha spiegato: «Queste microproteine potrebbero agire come messaggeri molecolari che traducono ciò che mangiamo nel modo in cui le nostre cellule funzionano e invecchiano. Si tratta di un nuovo percorso biologico che aiuta a spiegare perché la dieta mediterranea sia così efficace». I risultati dello studio hanno mostrato che gli adulti che seguono la dieta mediterranea non solo presentano un aumento significativo di umanina e Shmoose, ma anche marcatori più bassi di stress ossidativo.
ALIMENTI CHIAVE E DOPPIO MECCANISMO D’AZIONE
La ricerca ha inoltre individuato alcuni alimenti che sembrano fare la differenza. L’olio d’oliva, il pesce e i legumi sono stati associati a livelli più elevati di umanina. L’olio d’oliva, insieme a un minore consumo di carboidrati raffinati, è stato collegato a livelli più elevati di Shmoose.
Secondo i ricercatori, la dieta mediterranea esercita la sua azione protettiva attraverso un duplice meccanismo:
•Riduce direttamente lo stress ossidativo nell’organismo.
•Aumenta la produzione delle microproteine umanina e Shmoose,
le quali sopprimono i processi dannosi per il cuore e il cervello.
«Se riusciamo a sfruttare questi meccanismi – ha concluso Vicinanza – potremmo essere in grado di progettare strategie nutrizionali che promuovano un invecchiamento sano». La prospettiva che si apre è quella di una “nutrizione di precisione”, dove i biomarcatori potrebbero personalizzare le diete per ottimizzare salute e longevità, proteggendo da patologie gravi come l’Alzheimer. A conferma dell’interesse scientifico, 14 ricercatori californiani sono attesi nel Cilento nei prossimi giorni, con la guida di Giovanna Voria, ambasciatrice della dieta mediterranea nel mondo.