I centri estetici possono restare aperti in zona rossa: Lo dice una sentenza del Tar Lazio del 16 febbraio 2021

Fondamentalmente la sentenza di merito del Tar annulla il Dpcm in vigore nella parte in cui esclude gli estetisti dai servizi alla persona erogabili in zona rossa, la cui chiusura è stata disposta fin dal 3 novembre scorso, nelle aree in zona rossa.

I centri estetici, fiaccati dai mesi di chiusura del lockdown di marzo, avevano dovuto chiudere nuovamente a novembre.

Un comparto che, insieme a tanti altri settori, ha risentito moltissimo della crisi conseguente alla pandemia. Gli operatori dei centri estetici, da subito, per riaprire a maggio avevano adottato rigidi protocolli, sostenendo anche numerose spese, che consentissero di continuare la propria attività nella massima sicurezza, tenendo conto che spesso il rapporto tra cliente e operatore è di 1 a uno, quindi con tutta la possibilità di poter anche mantenere i distanziamenti.

Il DPCM del 3 novembre e del 3 dicembre 2020, e quello del 14 gennaio 2021, erano stati impugnati e c’era stato il ricorso al Tar.

Il Dpcm aveva disposto la chiusura per i centri estetici in zona rossa, mentre i parrucchieri potevano rimanere aperti.

È come dire che, in zona rossa, curare barba e capelli è più importante che curare sopracciglia, baffetti e peli di troppo.

A pensarla così è stata l’Avvocatura di Stato che, giustificando la chiusura dei centri estetici, aveva spiegato che “curare la barba corrisponde ad un bisogno ed esigenza di cura, anche igienica, ben più essenziale e irrinunciabile”.

La presidenza del Consiglio (Conte 2), tramite l’Avvocatura dello Stato, non ha saputo giustificare l’arbitrio, l’eccesso di potere, la discriminazione, l’irrazionalità, l’illogicità e l’illegittimità dei Dpcm che hanno disposto la chiusura dei centri estetici sin dal 03/11/2020 nelle zone rosse senza alcuna motivazione.

Secondo i giudici amministrativi i centri estetici, servizi alla persona al pari di barbieri e parrucchieri, non potevano essere chiusi dal Governo: “la discriminazione fra le attività dei parrucchieri/barbieri e dei centri estetici non risulta supportata da una base istruttoria o da evidenze scientifiche” scrivono.

Per questo, “la disposizione contenuta nell’art. 1, comma 10, lett. ii), deve essere annullata nella parte in cui, in combinato disposto con l’allegato n. 24, esclude gli estetisti dai servizi alla persona erogabili in zona rossa”.

2020, diversamente da quanto fatto in precedenza dal mese di marzo, di lasciare aperti i parrucchieri e chiusi i centri estetici.

La sentenza ribadisce che, i centri estetici sono luoghi sicuri, al pari delle attività di barbieri e parrucchieri, citando anche le linee guida stabilite da INAIL e dal CTS lo scorso 13 maggio, nelle quali si stabiliva che “l’estetista lavora in ambienti generalmente singoli e separati (cabine) e le prestazioni tipiche comprendono già misure di prevenzione del rischio da agenti biologici alle quali ci si deve attenere rigorosamente nello svolgimento della normale attività professionale”.

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